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Posts Tagged ‘Buoni Pasto’

Come membro della brigata SOS, Haruhi mi ha imposto di mangiare giapponese tutti i giorni. Ho provato a spiagarle che qui a Roma è impossibile poter mangiare tutti i giorni piatti tanto costosi, così lei si è presa la briga di farmi consegnare a domicilio bontà giappo personalmente da lei preparate *-* Ha anche deciso che pranzo e cena sono il mio compenso per questo blog. Io, che pensavo di farlo gratis, non potrei essere più felice!

Comunque… Venerdì Haruhi deve aver avuto qualche problema di tempo, perché per posta non mi è arrivato alcun piatto ma solo un fogliettino: un buono pasto. Ciò mi ha portato a riflette un po’ sui Buoni Pasto e sul senso della loro presenza…

★★★

I Buoni Pasto sono l’ennesimo modo per aiutare gli st***** che si inventano mestieri inutili basati sulle fatiche di altri e per far morire i pochi lavoratori che tengono davvero in piedi una nazione.


Repas, Ristomat, Ticket Restaurant, Pellegrini Card, Blu Ticket e tanti altri che non vi sto a elencare sono alcuni nomi di quei fogliettini (per giunta scomodi e incapaci di entrare nel portafogli), che molte grandi ditte rilasciano ai propri dipendenti.

Per legge, nei posti di lavoro più grandi si ha diritto al pranzo, un pasto che, nel caso in cui non possa essere consumato nell’apposita mensa della ditta, (se la ditta ne è sprovvista), va retribuito per essere consumato fuori. Insomma, ve lo devono pagare!

Per i costi più alti di un pasto che consumato in mensa costerebbe meno e per paura che i dipendenti troppo risparmiosi si portino il pasto da casa e conservino gli euro del pranzo dati dalla ditta per diverse e indegne spese, qualcuno ha pensato di mettere in piedi delle società per creare i famosi Buoni Pasto!

Queste società vendono alle varie ditte i loro pacchetti di Buoni Pasto a un costo inferiore al loro valore: “Ti costa meno, ti conviene!”

Le ditte, contente di averci guadagnato, rifilano ai loro dipendenti i fogliettini: “Ecco il pranzo, così potete comprarci solo quello!”

A loro volta i dipendenti si recano dai ristoratori e chiedono di pagare con questi maledetti Buoni: sono costretti a consumarli (anche perché hanno delle date di scadenza), se non vogliono perdere la convenienza del pranzo pagato dalla ditta.

Infine, i ristoratori, che vedono proliferare fogliettini in ogni dove, in ogni ditta, in ogni banca e in tutti gli uffici, per poter lavorare, sono costretti ad accettare e a dire addio ai contanti.

Fin qui non ci sarebbe nulla di male, a parte la menata dei poveri ristoratori, costretti a farsi poi cambiare ’sti maledetti Buoni Pasto nei contanti spettanti a loro di diritto, il loro guardagno per aver lavorato.

Ma le società dei Buoni Pasto non possono aver fatto tutto questo solo per il puro desiderio di aiutare le grandi ditte nel grave e oneroso problema di gestione del pranzo! (E che problema!) Chiaro che debbano riprendere i costi da qualche parte e nello stesso tempo guadagnarci pure qualcosa…
Il guadagno lo fanno sui gestori, che per accettare i Buoni Pasto dai clienti sono costretti a stipulare un contratto, attraverso il quale si deve rilasciare alle società una percentuale sui Buoni Pasto accettati, una percentuale che arriva ormai al 10/12% e più. Quando quindi compriamo un panino in un bar e paghiamo con un buono, il costo del panino va sì al barista che l’ha comprato, preparato e lavorato, ma anche a queste utili società che mangiano a sbafo di altri.

E dire che c’è gente che si lamenta quando un caffé aumenta da 60 a 61 centesimi… Né i mass media si sono mai azzardati a parlare dei problemi Buoni Pasto: i loro soliti servizi sono sui lavoratori privati che aumentano i prezzi, guadagnano troppo ed evadono… forse di uno o due caffé!

L’associazione consumatori, altra società ampiamente inutile, è in grado di fare qualcosa per ridurre a zero le percentuali delle società dei Buoni Pasto in modo da farle chiudere per sempre, o bisogna intervenire con le solite e inutili menate di scioperi? (Che i gestori non possono permettersi di fare, vista la crisi, visto il lavoro che non c’è!)

Non c’è più limite alla stronzaggine e all’idiozia italiana.

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